L'associazione dei cervelli in fuga - Cervelli fuggiti a Londra "Noi, emigrati e contenti"
- 08/05/2013
Tempo Roma di mercoledì 8 maggio 2013, pagina 21, di Coletti Maria Grazia



II caso Storie di ricercatori di successo che sono dovuti emigrare a Londra L'associazione dei cervelli in fuga Ha scoperto una proteina che, probabilmente, è in grado di sconfiggere il cancro. Ma Laura Soucek, ricercatrice di 39 anni originaria di Velletri. non lavora in Italia. E dovuta andare in Sèagna. i: uno dei tanti cervelli italiani in fuga dal Belpaese. Sono tanti. E un gruppo ha creato un'associazione a Londra. 

Emigrati I giovani ricercatori fondano L'Associazione degli scienziati italiani 
Cervelli fuggiti a Londra «Noi, emigrati e contenti» Cotroneo, 32 anni: «Facciamo rete per valorizzarci» 

Vita altrove Chiara Recchi, 39 anni si è trasferita con tutta la famiglia 
Cervelli in fuga a Londra. Felici e contenti. Non è come la storia della volpe e l'uva. Anche se l'alternativa era «cambiare lavoro» o «cambiare paese». E ora che si sono fatti le ossa nei laboratori inglesi, e hanno monetizzato l'esperienza lavorando con le multinazionali, fanno «rete». Per accendere i riflettori evalorizzare giovani scienziati espatriad come loro. «Recentemente abbiamo fondato l'Associadon of Italian Scientists in UK (Ais-UK), un'organizzazione no-profit regolarmente registrata presso le istituzioni inglesi per creare una rete d'italiani attivi nel Regno Unito in vari settori (Medicine and Bio-logy, Physics, Chemistry and Mathematics, Engineering and Computer Sciences, Humanities, Economic and Social Sciences, Environmental Science) - conferma Emanuele Cotroneo (nella foto in alto), biologo molecolare romano di 32 anni, figlio del primario di radiologia al San Camillo Forlanini. Pochi mesi dopo la laurea alla Sapienza nel 2005, il giovane Cotroneo approfitta di un dottorato al King's College London. «Ho colto al volo un progetto per studiare le proprietà rigenerative delle ghiandole salivari» dice. La palla è andata presto in buca. «Ho vinto l'Iadr/Lion award (2008) per il progetto più innovativo nel campo della ricerca dentale prima ancora di terminare il dottorato - racconta fiero - e dopo sono stato assunto come ricercatore in un progetto sponsorizzato dalla Colga-te-Palmolive, sempre al King's College London, dove ho studiato le propietà della saliva nel proteggere dall'erosione dentale». Oggi è ricercatore all'Imperial College London nel campo della biologia cardiovascolare. Qualche tempo fa insieme ai giovani scienziati come lui hanno fondato l'Ais-Uk, patrocinata dall'Ambasciata italiana nel Regno Unito. «Con altri colleghi abbiamo fondato l'Association of Italian Scientists in UK per creare una rete d'italiani attivi in vari ambiti di ricerca, pruomuovere eventi e collaborazioni multidisciplinari, attirare l'attenzione delle istituzioni italiane (sia pubbliche che private) sul lavoro degli italiani nel Regno Unito e sull'enorme potenziale umano; potenziale che contribuisce ad incrementare la ricchezza e produzione inglese (con brevetti e scoperte)». E la voglia di rincasare? «Nonostante le maggiori possibilità di lavoro e di carriera, e un contesto sociale molto più aperto e che fornisce agevolazioni, forse alcuni di noi tornerebbero in Italia- risponde Cotroneo - ma solo se gli venissero offerte posizioni adatte alla loro esperienza e possibilità di crescita professionale». Indietro non torna Chiara Recchi, 39 anni, biologa cellulare. «Nel2007 mi sono trasferita a Londra con tutta la famiglia - dice - e da allora lavoro all'Imperial College come Research Associate, continuando e approfondendo gli studi sulle cellule tumorali». La sua scelta è meditata. «Sono andata via dall'Italia perché volevo esplorare altri paesi, culture e modi di vivere e lavorare. Sono felicissima della mia scelta - conferma - ho imparato moltissimo e ho avuto la fortuna di lavorare in paesi in cui la ricerca é un settore profondamente rispettato, riconosciuto e finanziato. Lavorare in queste condizioni é gratificante, incoraggiante e stimolante. Peccato che in Italia non sia così». 

Antonio Trabalza, 34 anni O cambiavo lavoro, dopo nove anni di formazione e sei mesi di laboratorio senza soldi e senza sbocchi, o cambiavo paese 
Chiara Racchi, 39 anni Sono a Londra con la famiglia e sono felice di questa scelta. Lavorare in queste condizioni è gratificante. Peccato che in Italia non sia così Lucio lannone, 29 anni Ais UK serve a far conoscere chi come me lavora a Londra e mostrare che gli italiani eccellono quando gli è data la possibilità 


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